Corsi Classici

CORSO DI TEATRO PER LE SCUOLE MEDIE

Il corso per le scuole medie sarà improntato come se la classe fosse una vera e propria compagnia di teatro e il testo sarà scelto relativamente presto in accordo con i docenti dell’istituto. Questo tipo di lavoro tende a responsabilizzare gli allievi a cui è richiesta da subito una certa serietà e disciplina dato che il lavoro di ogni singolo influenza in maniera sostanziale il lavoro del gruppo. Le materie teatrali che si affronteranno saranno le seguenti: Training dell’attore (movimento scenico e voce), dizione (relativamente al testo), recitazione, studio del testo.

È prevista una messa in scena finale.

CORSO DI TEATRO PER LE SCUOLE ELEMENTARI

I corsi si svilupperanno attraverso l’uso della tecnica teatrale chiamata “Zoomorfismo”, spesso impiegata dagli attori per la costruzione di un personaggio. Questo metodo (semplificato per essere proposto agli allievi delle elementari) si basa su due passaggi fondamentali: l’attore diventa (imita) uno specifico animale; l’animale diventa un personaggio umano (conservando però le caratteristiche principali dell’animale stesso).

La prima fase è incentrata sull’osservazione, sullo studio e sulla imitazione dell’animale scelto, concentrandosi su cinque caratteristiche fondamentali presenti in ogni essere vivente: forma fisica, respiro, ritmo interno, elemento naturale e centro fisico. Ognuna di queste caratteristiche determina il carattere e l’unicità dell’animale, come si muove, come vive e come si approccia alle varie situazioni. La seconda fase prevede l’evoluzione dell’animale in essere umano attraverso un sostanziale sviluppo fisico che mantiene intatte però le caratteristiche peculiari di partenza. Spesso rimangono pochi e piccoli elementi fisici che ricordano il precedente corpo, ma il ricordo, l’anima dell’animale, rimane pressoché intatto nel nuovo personaggio. Questi personaggi risultanti possono quindi essere utilizzati in improvvisazioni per creare delle scene teatrali, oppure, con le opportune modifiche, in un adeguato testo teatrale.

CORSO COMMEDIA DELL’ARTE

Per commedia dell’arte (un tempo “arte” significava soprattutto mestiere) si intende quel tipo di rappresentazione teatrale tipico dei comici dell’arte italiani professionisti che dalla metà del ‘500 in poi si diffuse in tutta Europa. Il successo della comicità della Commedia dell’Arte risiede in una fortunata miscela di dialoghi ricchi di doppi sensi e virtù acrobatiche, di esibizioni canore e di abilità mimiche che arricchivano gli intrighi (prevalentemente d’amore) su cui era basato il canovaccio. Tutti gli attori della Commedia dell’Arte, ad eccezione della coppia che impersonava i giovani innamorati, portavano la maschera. Le maschere riproducevano alcuni caratteri ben definiti e chiaramente riconoscibili, ma a supportare le maschere dovevano esserci dei corpi e dei movimenti altrettanto specifici.

L’idea che oggi si ha della commedia dell’arte è spesso confusa e banale. Vediamo troppo spesso solo tecnica o solo lazzi, gag; invece l’ideale sta a metà; ogni personaggio ha una specifica forma corporea e specifici movimenti, ma non deve essere considerato rigido, bensì la postura una volta acquisita dal corpo non deve diventare una gabbia, ma un punto di partenza per una massima libertà attoriale. Al tempo stesso i lazzi, i colpi di maschera e ciò che ne consegue devono essere contenuti entro una linea che oggi si potrebbe definire “politicamente corretta” e non degenerare in una banale, quanto volgare pantomima.

Sin dall’inizio del corso saranno proposte le tecniche fisiche (forme) e i movimenti specifici dei principali personaggi (Zanni, Pantalone, Balanzone, Arlecchino, ecc.), coadiuvate da una serie di esercizi utili a supportare tali fisicità. Successivamente si lavorerà su tecniche specifiche per la costruzione di lazzi e scene (vista la mancanza storica di copioni), in modo da far entrare gli allievi nella mentalità di una compagnia dell’arte. È prevista una messa in scena finale.

CORSO DI CINEMATOGRAFIA

In alternativa ai corsi teatrali, proponiamo un lavoro basato sulla realizzazione di un cortometraggio cinematografico. Il corso toccherà i vari passaggi della filiera produttiva cinematografica; a partire dalla stesura del soggetto, fino alla visione del risultato finale.

Dopo la stesura della sceneggiatura da parte della classe intera, ogni allievo avrà la possibilità di ricoprire più ruoli nelle diverse scene (per esempio farà il “ciakkista” nella prima scena, l’aiuto regia nella seconda, l’attore nella terza e così via…). In questo modo il senso del gruppo viene decisamente accentuato, si cercherà di far capire l’importanza di ogni ruolo della troupe cinematografica; come dire: non ci sono solo attori e registi, ma c’è tutta un’equipe che deve lavorare in sintonia per produrre il miglior lavoro possibile.

Il corso in sostanza si propone di far provare in prima persona cosa succede e quanto lavoro c’è attorno alla macchina da presa prima di poter presentare un film a degli spettatori. Al fine di creare una situazione più idonea e agevole per i ragazzi, le riprese saranno effettuate interamente nei locali della scuola, che successivamente acquisteranno ai lor occhi un nuovo significato (per es. girando una scena vicino ad una scalinata, quella stessa scalinata diventerà in seguito un luogo affettivamente più vicino). Inoltre verrà usata una semplice videocamera non professionale che potrà essere usata facilmente anche dagli stessi allievi per capire la differenza tra le varie inquadrature e imparare le diverse modalità del lavoro cinematografico.

Il corso si propone all’insegna della semplicità di sviluppo ed esecuzione e coinvolgerà gli allievi in un’esperienza nuova ed eccitante, ma al tempo stesso molto utile per le relazioni di gruppo e la responsabilizzazione personale. L’epilogo del corso sarà la presentazione del cortometraggio al pubblico formato dai genitori e dai docenti.

Fasi di sviluppo

Il riscaldamento è una fase preparatoria, di allenamento, che permette all’allievo di conoscere il proprio corpo e la sua espressività, di acquisire plasticità e di mantenersi in una buona condizione fisica. Inoltre facilita, a livello psicologico, il superamento di blocchi e resistenze all’azione ed al coinvolgimento e prepara l’allievo alle fasi successive. Le attività proposte sono incentrate ancora una volta sul gioco e sulla ricerca espressiva del gruppo.

L’attività teatrale non può iniziare senza una fase di riscaldamento. Tale fase è utile sia sul piano fisiologico che su quello psicologico, aiuta a cercare la concentrazione, il silenzio (non inteso come vuoto) e favorisce il riequilibrio dell’energia nelle diverse fasi del corpo.

È utile, per qualunque gruppo si abbia davanti, iniziare il lavoro di teatro con un periodo giocoso che serva a sbloccare eventuali difficoltà e riserve. Non si diventa però capaci di espressività se non si impara a guardare la realtà dietro nuove sfaccettature. Lo sguardo deve essere aperto e disponibile, capace di cogliere anche gli aspetti più banali e le manifestazioni più ovvie e apparentemente scontate. Se la si osserva in questo modo, la realtà diviene inesauribile. E con essa l’espressività. I giochi di creatività e di concentrazione non sono altro che uno dei diversi metodi in grado di realizzare tale obiettivo. Molte delle attività proposte in questa fase sono pensate per fare avvertire all’allievo la necessità del lavoro di gruppo: saranno proposti “giochi di fiducia e sintonia”, giochi che aumentano la percezione di responsabilità e del “bisogno dell’altro”, giochi che fanno crescere la consapevolezza che il teatro è un lavoro collettivo.

La persona, attraverso il suo corpo (tutto, dai piedi ai capelli), comunica agli altri qualcosa di sé stesso. Basta osservare come una semplice azione possa essere compiuta in modi totalmente diversi e avere quindi diversi significati. Non esiste insomma il gesto avulso dall’individuo che lo compie o dalla situazione in cui avviene. Qualunque azione, anche la più banale ed ordinaria, esprime il carattere dell’intera persona. Nella cultura odierna, in cui la parola ha la prevalenza, la comunicazione corporea ha assunto un ruolo accessorio e l’individuo viene valutato più per ciò che dice che per ciò che è. In questa fase si toglie al bambino l’uso della voce, una delle possibilità espressive di cui ha maggiore padronanza. In questo modo il corpo prende il sopravvento e cerca di comunicare con tutta la sua capacità espressiva.

Il gioco corporeo coinvolge la persona globalmente: mette in funzione gli organi dei sensi, porta a relazionarsi con gli altri, chiede di reagire agli stimoli forniti. I movimenti del corpo, ancor più che l’espressione orale, rivelano le difficoltà (inibizioni, imbarazzi, timidezze…) che la persona incontra nel rapporto con la realtà esterna. Il lavoro teatrale, vissuto in un clima di spontaneità e rilassamento, può aiutare ad allentare molte di queste tensioni.

Per parlare e recitare occorre saper dosare il fiato. Se i bambini non effettuano naturalmente una respirazione corretta, vale la pena di farli lavorare in questo senso. Imparare a respirare in modo corretto è la prima tappa del nostro lavoro. Ma la voce dovrà fare ben altro: rendere ogni dettaglio e sfumatura di pensiero, sottolineare le parole chiave, “colorare”, con il tono, le parole e le proposizioni. La stessa frase può essere detta in modi molto diversi.

Saranno proposti giochi ed esercizi che stimoleranno la comprensione delle capacità fonetiche di ogni allievo e spingeranno alla ricerca delle proprie potenzialità espressive, esplorandole in varie direzioni e facendo capire come altrimenti la comunicazione risulta piatta e monotona.

Il lavoro di creazione di un personaggio porta l’attività di animazione ad un livello più propriamente teatrale in quanto unisce l’aspetto di ricerca, sia pure in forma ludica, a quello espressivo e comunicativo. Il personaggio può essere sviluppato secondo un processo di imitazione o di identificazione. Nel primo caso, dopo aver osservato, si imita il tal personaggio o la tal situazione. Nel secondo caso il bambino si immedesima nel personaggio, vivendone i ritmi e assumendolo secondo la propria sensibilità. Non imita, ma diventa. Non fa, ma è. Da una parte il lavoro sul personaggio deve essere concreto ed esigere un’osservazione attenta della realtà; dall’altra solo la precisione nell’osservare alcune regole permette di trovare soluzioni nuove, personali e non convenzionali. Sono due gli elementi su cui risulta utile lavorare: i giochi di ruolo ed il “magico sé” (secondo la definizione del regista russo Stanislavskij). I giochi di ruolo rappresentano la prima fase del lavoro. Ai bambini è chiesto di vivere la situazione data secondo la propria immagine e secondo ciò che sembra dettare il ruolo assegnato. Il “magico sé” costituisce uno stimolo importante alla creatività. Consiste nell’allargare il quadro dell’azione già prevista con una serie di ipotesi.

Si realizza attraverso tre momenti: lo stimolo, la realizzazione e l’analisi critica. Lo stimolo può essere un gioco, un fatto vissuto, un racconto letto, un avvenimento di cronaca, l’invenzione collettiva di una trama, un testo. Insomma qualunque cosa il gruppo voglia rivivere nel tentativo di approfondirne i significati.

Nella fase di realizzazione il gruppo si distribuisce personaggi e parti, si accorda sugli elementi scenici più importanti, sui dialoghi, sugli effetti sonori e sull’accompagnamento musicale, approntando una sorta di canovaccio entro cui è possibile intervenire creativamente (improvvisazione) dando luogo a diverse situazioni espressive. Succede, infatti, che quando si passa alla ricerca mimica, gestuale e sonora, il materiale elaborato subisca modifiche o perché nascono nuove idee o semplicemente perché, nell’azione, ci si accorge di non riuscire a dire ciò che si voleva. L’azione teatrale a cui si giunge a conclusione del lavoro assume significato, non in sé, ma per il percorso che è stato compiuto, per le energie che sono state dispiegate. Per questa ragione è essenziale concludere l’attività con un momento di analisi critica che permetta la verbalizzazione di quanto è stato vissuto.

Il processo di messa in scena di uno spettacolo, non si limiterà al momento finale della rappresentazione, ma avrà come momenti altrettanto fondamentali quello della scelta del testo, della sua analisi, dell’assegnazione delle parti, della creazione attiva di parte delle scenografie, dei costumi e della selezione delle musiche.

Durata e costi

Normalmente proponiamo due diverse tipologie di costo: a progetto o ad allievo. L’istituto ha la facoltà di scegliere la modalità più adatta a seconda che si voglia inserire il corso in orario scolastico o extrascolastico. In accordo con il responsabile del progetto è inoltre possibile modificare la durata (e quindi il costo) dei corsi a seconda delle esigenze della classe o dell’istituto.